Le ore del 25 Aprile 1945


Del 25 Aprile festeggio anche le ore, non solo il giorno. L’ora è più piccola del giorno, è’ più vicina, la sento di più. Se stai in silenzio per un momento ascolti ancora le grida di gioia della gente per qualcosa che finalmente succede.

Le ore sono più umili dei giorni e il 25 Aprile è la rivincita dell’umiltà sui deliri di grandezza. Del molteplice al posto dell’uno. Un insegnamento che viene dal basso, che scende dal balcone, attraversa il tempo, la storia, per diventare pelle. Carne che torna a vivere e non va più al macello. Resistenza che smette di resistere e finalmente esiste.

E’ Primavera, polline che arriva su nuovi fiori, per liberare di nuovo. Allegria che torna a scorrere in tutte le piazze e finalmente ne diserta una. Risata per le strade, ora dopo ora. Gioia sommersa che riaffiora in superficie. Promessa di nutrimento.

Ci urla che l’unico impero è quello dei sensi. Quelli torturati dalle squadracce a Via Tasso.

E’ il giorno, sono le ore, dei colori. Dei bambini che scendono in strada con camice finalmente variopinte, a far festa. Non più di corsa nei rifugi. Basta camice nere, basta divise. Le loro madri non dovranno più lavarle.

E’ la festa delle donne. Stanche di piangere i figli. Di sostituire con la rabbia la voglia e con le promesse del duce, le cene per la famiglia. Non sono più disponibili a mettere gloria nelle pentole vuote. E’ olio d’oliva e non di ricino. Borse da tenere al braccio, non borse nere. Donne che non vedevano l’ora, appunto, l’ora e non il giorno, di riporre i quadri dei gerarchi e le tessere per mangiare negli scantinati. Pronte, quelle si, ad essere dimenticate. Ora vogliono votare, decidere, per impedire che l’orrore possa ripetersi. Sono stufe di obelischi e medaglie. E’ il giorno, sono le ore, in cui le fedi nuziali tornano agli sposi. Per essere di nuovo amore e non guerra. Non più oro per la patria, ma per loro. Perché la patria è il mondo e il mondo solo adesso è veramente loro.

Il 25 Aprile è il giorno della musica, le ore della melodia. Delle trombe del jazz al posto delle fanfare. Delle canzoni al posto delle sirene. Di corpi che si toccano. Di mani che salutano muovendosi nell’aria, non più imprigionate nel saluto romano.

E’ congedo dalle parole: tortura, carcere, regime.

E’ odore di pane impastato di nuovo. Sapore di farina che torna nel forno. Sesso che esce dai bordelli. Podestà spodestati. Non è memoria per le biblioteche, ma suggerimento vivo. Non alberga in una pagina. E’ casa, esempio. Gesto del passato che si fa subito azione. Sospiro trattenuto che esce allo scoperto per camminare di nuovo. E’ chiarezza. Demarcazione.

Festa di tutti e al tempo stesso di parte. E’ partigiano il 25 Aprile.

E’ separazione definitiva tra libro e moschetto. Consapevolezza che molti nemici servono solo alla guerra e all’onore di nessuno. Molti amici piuttosto e molti amori.

Nelle ore del 25 Aprile è scritto che si può combattere senza obbedire. Che l’ora segnata dal destino batte nel cielo della Patria, ma quella della libertà batte nel cuore di ognuno. Che la parola d’ordine è una sola, ma le parole di libertà sono molte. La loro forza è dirompente, ma non categorica. Non è irrevocabile, perché insegna a revocare e i primi che insegna a revocare sono i dittatori.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...