Fuori dai bordi


Una mia amica ha un bambino che va alle elementari. Fa la seconda.

Non so a quale titolo, ma mi stima molto e si confida spesso con me; forse per via del fatto che il padre del bambino non ne ha mai voluto sapere, né di lei, né del figlio.

Il piccolo è, a dire il vero, un po’ vivace. A qualcuno il suo carattere potrebbe sembrare eccessivo, a me invece è veramente molto simpatico. Adoro la sua impertinenza, che ritengo tra l’altro ampiamente motivata e trovo che in fondo ad ogni sua intemperanza ci sia sempre una valida ragione. Lo considero persino saggio, in certe sue espressioni.

Erano comunque diversi giorni che vedevo la mia amica preoccupata. Ogni volta che la incrociavo mentre accompagnava a scuola il fanciullo, mi guardava come volesse sfogarsi di qualcosa. Sfogo che poi, regolarmente, avvenne.

Le maestre le avevano detto che il piccolo, nel disegnare, continuava a sbordare con i colori dalle forme. Pensavano che dopo la pausa estiva sarebbe cambiato qualcosa. Per facilitare questo cambiamento, gli avevano dato per le vacanze tante forme da riempire di colore.

Invece, anche alla ripresa dell’anno scolastico, la “piccola peste” continuava ad andare fuori dai bordi a suo piacimento. Questo fatto la preoccupava molto, anche perché, sempre secondo le maestre, questa incapacità, o indisponibilità alla regola da parte del figlio, avrebbe certamente comportato per lui, in un futuro prossimo, non poche difficoltà. Difficoltà che, sempre a loro dire, cominciavano già ad essere piuttosto evidenti. Insomma, stava per scattare per il ragazzino, quel delicato meccanismo che avrebbe fatto di lui un “bambino problematico” con necessità di sostegno.

Le ho subito detto che se le avesse fatto piacere, sarei andato insieme a lei a parlare con le maestre. 

   – Per dire cosa? – mi ha chiesto.
– Te lo dico il giorno che andiamo. Tu porta i disegni – le ho risposto.

Si è messa a ridere. Però stamattina mi ha portato a scuola. Eravamo io, lei e le due maestre.

Ho chiesto loro di farmi vedere i disegni. Effettivamente il colore sbordava in tutti.

   – Non è vero che il bambino va fuori dei bordi -, ho esclamato subito, andando contro ogni evidenza.

A quel punto, tanto la mia amica, quanto le maestre, si sono guardate come a dire: ‘questo si che è scemo davvero!’. Ma in fondo era quello che volevo.

Ho preso una matita che mi ero portato dietro e ho fatto una nuova forma ai disegni, seguendo lo sconfinamento del bambino.

   – Ecco, era questo che intendevo dire, adesso i disegni sono corretti. Al limite potete chiedere a lui di fare lo stesso dopo che è andato fuori con il colore e vedrete che lentamente e senza angosce, imparerà a rimanere nei contorni. Questo perché si renderà conto che anche le sue sbavature possono essere intese come nuovi contorni e che comunque i bordi esistono ugualmente, anche se lui li ignora. Che il modo seguito da tutti di prendere in considerazione i limiti della figura fin dal principio, non è una costrizione arbitraria, ma gli permette piuttosto di faticare di meno. Di risparmiare lavoro, che io il bambino lo conosco e sono sicuro che in questo modo capirà subito. Insomma fategli capire che è utile rimanere nei bordi, che conviene; ed evitate di farlo diventare un problema di Stato, vedrete che sarà felice di rispettarli –

Sono rimaste un po’ incerte sul da farsi, con il bambino e con me. Sorprese dall’energia che mettevo in quella questione ed estremamente dubbiose sulle possibilità di successo della soluzione che avevo proposto.

Vedevo crescere i dubbi sui volti delle due, nei brevi momenti in cui la discussione rimase sospesa. Si scambiavano tra loro sguardi perplessi, in un sottofondo di silenzio misto a imbarazzo.

Quando le vidi pronte a passare al contrattacco, sferrai il colpo di grazia:

   – Comunque, anche qualora dovesse continuare ad andare fuori, non sarebbe poi un grosso dramma come voi pensate. A me per esempio i suoi disegni imprecisi piacciono. Quelli degli altri bambini sono tutti uguali, questi invece li fa solo lui –

A quel punto mi parve di capire che alzassero bandiera bianca.

4 pensieri su “Fuori dai bordi

  1. Mi piacerebbe sapere come è andata a “finire”. Non per il bambino… per le maestre. Se si sono rivolte in modo diverso alla madre successivamente. Se hanno preso in considerazione nuovi dubbi, o quanto meno altre “certezze”. Se non son più tornate sull’argomento.
    Ecco, se fosse possibile, ne sarei incuriosito.
    E per la madre, la tua amica, se è riuscita a vedere la questione in un’altra luce.

    Grazie,
    Marco

    • Ciao Marco. Fai bene a chiedermelo. Conta che il fatto è successo ormai due anni fa. Dunque l’aggiornamento è quasi doveroso. Le maestre si sono fatte molto più comprensive. Il bambino sconfina ancora, ma molto meno di prima. Non è stato previsto per lui nessun programma di sostegno. E’ molto migliorato sul piano del comportamento (che era poi la loro vera preoccupazione). Ora fa judo con ottimi risultati. Non ama la scuola, questo ormai mi sembra si possa dire con discreta certezza; ma comincia ad avere consapevolezza di questa sua insofferenza. La mamma è più tranquilla da circa un anno ed è stata molto alleggerita da quella giornata che ricordiamo spesso insieme. Praticamente ogni volta che ci incontriamo. Grazie dell’occasione che mi hai dato.

  2. Grazie Carmelo,
    siamo in un epoca in cui è facile mettere etichette (di sindromi varie) e insegnanti di sostegno che spesso minano l’autostima e la ricchezza della diversità.
    Grazie per la tua testimonianza e per il tuo contributo concreto.
    Marco

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