Elogio della pigrizia


A volte, appena sveglio, mi piace rimanere abbracciato alla pigrizia.

Sensazione più forte di qualunque frenesia e superiore a qualsiasi rabbia. Contraria per principio allo sforzo necessario per essere cattivi e alla dedizione che richiede il dover essere buoni.

La pigrizia è il non esserci. Un’ottima alternativa al non essere. Non esserci per gli altri e nemmeno per se stessi. Non bussate nemmeno, tanto non vi sarà aperto. E’ il riposo senza che ci sia stanchezza. Il riposo come punto di partenza e non come punto di arrivo. O meglio, come punto di partenza e di arrivo. L’unica dimensione in grado di mostrare ogni volta, l’inutilità di fondo di qualsiasi lavoro. E’ contraria per vocazione all’intrapresa, al progetto, ma anche al più semplice dei pensieri, o delle idee. Nemica giurata del pianto e del riso; dell’enfasi e della depressione; della gioia e del dolore. E’ punto non definitivo di separazione dal mondo. Momento di massimo ascolto dei propri silenzi. Il culmine del rumore cui conduce la pratica della pigrizia è lo sbadiglio, o il gemito flebile che indica ai pigri praticanti, il rischio di sprofondare nel sonno interrompendo il godimento consapevole di questo stato di grazia.

Quanto amo la pigrizia, che non è ozio, perché non è per nulla aristocratica. E’ infatti praticata da quasi tutti gli esseri viventi a prescindere dal loro ceto sociale, o dalla specie di appartenenza e disdegna tanto l’attività fisica, quanto quella intellettuale. Tanto meno è apatia, perchè non è una condizione di anestetizzazione delle emozioni, ma di goliardico rifiuto di ognuna di queste. Le ignora sistematicamente, rifiutando anche il minimo impegno necessario che solitamente richiedono per essere vissute.

E’ un nirvana semplice cui si arriva in modo spontaneo, evitando di fare opposizione. Senza ascesi. Senza dottrina. Rimanendo semplicemente nel letto, su una poltrona, sul divano, su un prato, in riva al mare su un asciugamano.

Non è una forma di assenza, ma un modo per essere diversamente presenti. Poi, la pigrizia è acerrima avversaria del capitalismo e quindi della noia, la quale non di rado, vorrebbe confondersi con lei sfiorando il grottesco: pigrizia e noia sono nemiche di classe.

Guerre, eserciti, marce, conflitti; sono quanto di più lontano da questa condizione esistenziale, che se venisse coltivata e non avversata dal genere umano, porterebbe la pace nel mondo nel giro di qualche giorno.

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