Il pianerottolo


Nello stabile in cui abito, ogni mattina si alzano, tra gli altri, due signori della stessa età. Abitano sullo stesso piano.

Uno è un uomo per così dire, d’affari. Si alza alle cinque per motivi di lavoro. Gli capita spesso di dover andare all’aeroporto. In quei casi, vale a dire quasi sempre, scende a scapicollo le scale per raggiungere velocemente l’automobile ed arrivare puntuale al check-in. Poi via verso Milano. Dove lo attendono, come fossero una cambiale eternamente inevasa, riunioni molto importanti. Dalla velocità con la quale le raggiunge, direi decisive per le sorti dell’umanità.

Sempre alle cinque, minuto più minuto meno, si alza nell’appartamento davanti al suo, un altro signore. E’ affetto da una malattia invalidante che gli rende quasi impossibile camminare.

Quando il primo è già arrivato all’aeroporto di Malpensa, il secondo è appena arrivato al portone. Lo apre sempre con non poche difficoltà e lentamente raggiunge: prima il giornalaio, poi la panchina del parco. All’ultima ora utile per il pranzo, vale a dire verso le 14 e 30, minuto più minuto meno, raggiunge il bar adiacente al parco per consumare un pasto che ormai il barista gli lascia pronto in una consuetudine inalterabile. Con il barista scambiano frequentemente commenti sulla politica, o su qualche altro argomento a caso, preferibilmente di natura filosofica generale, o economica. I loro discorsi si protraggono sempre fin verso le 16.30. 

A quell’ora, l’uomo d’affari è di nuovo all’aeroporto di Malpensa per il rientro a casa.

Non di rado, dopo aver pranzato al solito bar e prima di ritornare a casa, l’uomo dal passo necessariamente lento, va a farsi prescrivere una ricetta dal medico di famiglia.

Verso le 18.30/19, è di nuovo al portone; che riapre con la solita fatica, per tornare nella sua abitazione.

Qualche volta, nei pressi del portone, o direttamente sul pianerottolo, mentre prova ad aprire la porta con una chiave che cerca sempre per ore tra mille altre, gli capita di incontrare l’uomo d’affari, che rientra da Milano proprio verso quell’ora.

Si salutano sempre con ampi sorrisi prima di chiudere le rispettive porte di casa.

Si lasciano così alle spalle, nello spazio di qualche metro, due giornate e due vite incredibilmente differenti e distanti, ma vissute in parallelo nello stesso arco di tempo.

Ogni volta che mi capita di vederli, o di pensare a loro, mi viene in mente il principio della relatività di Einstein.

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