La fidanzata di Pasolini


Chi vive a Roma e ha la mia età, quarantacinque anni, probabilmente se la ricorda. Vestiva sempre di nero. Accartocciata su se stessa, passava ore a preparare rose da vendere nei ristoranti. Perennemente seduta in questa sua attività sulle scale del Pantheon o a Campo de’ fiori. Sembrava ultracentenaria, ma in realtà non doveva avere più di settantacinque anni, portati malissimo. Piccolina, con una leggera gobba. Più che una malformazione fisica sembrava un’attitudine del corpo. Sempre china sulle rose. Mai una parola. Solo quel gesto di porgerti un fiore, per avere mille lire in cambio.

Una sera dell’estate 1990, ad agosto, quando Roma racconta alcune delle sue verità più profonde a chi ha voglia di starle ad ascoltare, in uno dei miei tanti vagabondare alla ricerca di stupori di cui non ero e non sono mai sazio, mi sedetti vicino a lei. La incrociavo spesso e mi incuriosiva. Dopo un po’ che ero lì le comprai una rosa. Era una scusa per parlarle. Niente da fare. Me la vendette nel più assoluto silenzio. Rimasi ancora a lungo. Non mi degnò neppure di una parola, o di uno sguardo. Ad un certo punto, scocciato, feci per andarmene.

– Ormai le rose non le regalano più alle donne – mi disse inaspettatamente.

La voce era dolce e sembrava impossibile che potesse abitare nel suo corpo.

– Si, è vero – risposi – non c’è più poesia in giro –

Non l’avessi mai detto.

– Eh! Che belle le poesie – aggiunse lei.

– Ti piacciono? – le chiesi.

Non mi pareva vero che avesse preso a parlare.

– Se mi piacciono? Ma cosa credi? Che abbia sempre venduto rose nella vita? Pier Paolo non faceva uscire un libro senza prima avermelo fatto leggere! –

– Pier Paolo chi? – domandai sorpreso

– Pasolini. Pier Paolo Pasolini – rispose senza scomporsi.

Rimasi stupito e perplesso.

– Si fidava di me – seguitò la donna – una volta, in una cena con tantissima gente, lo disse a  tutti. Doveva uscire la sua raccolta, La religione del mio tempo e disse che il libro poteva finalmente uscire, perché gli avevo dato il permesso. Mi raggiunse dall’altra parte del tavolo e mi regalò una rosa. Eh! In quella raccolta di poesie ce n’è una straordinaria. Che bella quella poesia!

Restai basito. Come se non bastasse la sorpresa per il fatto che si era decisa a parlarmi, ora si riferiva a Pasolini come fosse un suo vecchio amico. Per di più aveva citato una sua raccolta con la stessa padronanza di una navigata critica letteraria. Cominciai a pensare che mi stesse dicendo il vero.

– Non conosco questa raccolta. Hai detto che contiene una poesia bellissima. Ti ricordi il nome? –

A quel punto si mise a ridere

– Il nome? Ma vuoi scherzare? Ricordo proprio la poesia –

– Dici davvero? E… – non sapevo come chiederglielo – ti andrebbe di dirmela? –

I suoi occhi, che fino a quel momento non mi avevano degnato di uno sguardo, cominciarono a fissare una delle sue rose, alla quale continuava ad affinare il gambo con una specie di coltellino. Dopo poco iniziò a recitare.

– Si intitola A un papa –

La recitò tutta d’un fiato. Venni letteralmente rapito dalle sue parole. Una poesia bellissima che non conoscevo. Quando arrivò ai versi: “lo sapevi, peccare non significa fare il male; non fare il bene, questo significa peccare. Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto; non c’è stato un peccatore più grande di te”; mi vennero i brividi. Ero estasiato.

– Hai capito il papa? – continuò lei – Eh! Nemmeno una rosa può comprare il papa! Non sarebbe conveniente che lo facesse! –

Poi sbottò di nuovo a ridere. Mi alzai quasi di scatto e le dissi.

– Torno subito –

Andai di corsa da Feltrinelli, a Largo Argentina, che aveva aperto da pochi mesi. Comprai subito La religione del mio tempo di Pier Paolo Pasolini. Fu un acquisto fulmineo. Subito dopo tornai dalla donna delle rose, al Pantheon.

– Guarda! L’ho comprato! Ecco la poesia: A un papa!

Sempre senza guardarmi mi disse:

– Di la verità! Non ti fidavi vero? –

Provai imbarazzo e abbozzai qualche scusa d’occasione

– No, non è per questo –

Non fui convincente e la donna si nascose di nuovo in un profondo silenzio. Non disse più nulla.

Dopo un po’, mi alzai facendo l’atto di andarmene. A quel punto, per la prima volta, mi guardò.

– Lo sai? Io e Pier Paolo eravamo fidanzati, ma lui non voleva che lo sapesse nessuno. Mi credi? –

– Si – le risposi.

79 pensieri su “La fidanzata di Pasolini

  1. Se è la stessa, e dalla foto e dalla descrizione della voce direi di sì, si chiamava Italia. Le rose, quella che si chiamava Italia dico, le prendeva al Verano dopo i funerali, o così raccontava. Con le donne, con le donne molto giovani, con noi regazzine insomma, parlava. Ci dava consigli sulla vita, su cosa fare “coi maschi, che ce ne so’ tanti, e alcuni sono anche brava gente: ma è difficile riconoscerli e dovete imparare”, su come sedersi con educazione, come camminare “senza strascinare i piedi, nemmeno quando siete stanche”. Spesso si accompagnava a un suonatore di tromba dalla gran barba bianca, povero quanto lei, che si faceva chiamare Garibaldi e aveva quasi sempre una sciarpa rossa – d’inverno, l’estate un fazzoletto grande, sempre rosso. E la giacca, sdrucita ma la giacca. Da quanto tempo sognavo di ritrovarne una traccia! E chi sa se parliamo della stessa persona… ma in fondo non importa. Se anche non fosse, oggi accanto alla fidanzata di Pasolini c’è anche Italia e con lei Garibaldi. E qui resteranno a lungo. Grazie.

  2. cavoli se me la ricordo ! era una presenza costante! questa foto è già “recente”, si vede che ha un piede fasciato, credo le fosse venuta la gotta. quando l’ho conosciuta io, avevo 18 anni, vale a dire giusto giusto 40 anni fa, non aveva alcuna fasciatura, la malattia è venuta dopo… si diceva di lei che fosse una professoressa. non stento a crederlo. aveva una dignità estrema. una sola volta mi rivolse la parola: ero con un gruppo di amici, e lei ci offrì le sue rose; le dissi “ma non vedi? siamo tutti maschi!”, e lei “beh, perché? che a un amico non gliela puoi regalare una rosa?”. era una di quelle figure che, quando la incontravi, ti faceva sentire a casa, al centro di Roma, e all’improvviso lo spazio intorno non era più anonimo e turistico, era un angolo di casa tua… sono sempre stato curioso di quale fosse il suo nome, che nessuno della mia cerchia conosceva. grazie @lalò per avercelo rivelato: Italia, è un nome che certamente le si attagliava, mi piace pensare che fosse davvero questo il suo nome. mi è dispiaciuto molto quando non l’ho più incontrata. R.I.P., Italia, te lo meriti!

    • Grazie anche a te andy_v. Una cosa è certa. Recitare d’impronta la poesia di Pasolini e raccontare in modo dettagliato alcuni particolari come fece quel giorno con me, mi fa pensare che qualcosa di vero ci sia, nelle sue affermazioni

  3. Confermo: la riconosco benissimo, è lei, Italia. E mi ricordo benissimo anche di Garibaldi e la sua tromba…circolava la voce che fossero stati marito e moglie, ma io non lo credo. Di lui si diceva che andasse in giro a suonare per strada da quando gli era morto un figlio giovanissimo. Che bella Roma in quel periodo, quando questa umanità era parte integrante del centro storico!

  4. Ora abito a Milano ed ho 50 anni ma da ragazza ho vissuto a Roma. Il mio primo lavoro nel 1986 fu presso la Scuola di teatro La Scaletta sita in via del Collegio Romano accanto al Liceo Classico Visconti. Italia ( ma non ricordandoselo cambiava sovente nome scegliendo sempre richiami geografici e presentandosi a volte come Roma ed Asia ) si appostava sempre all’uscita degli studenti verso le 20 prima di recarsi al Pantheon con le sue rose in bella vista. I ragazzi e le ragazze non erano ottimi clienti ma lei adorava vederli e conoscerli perchè raccontava aver avuto anch’essa un passato d’attrice presso la compagnia di Ferruccio Garavaglia e Mercedes Brignone. Mi ricordo che uno spavaldo Domenico Fortunato la trattò malissimo appena uscito dalle prove di un saggio di Pierfederici. Successe che se la trovò a “discutere” con Pamela Prati inquietandosene molto ma fortunatamente Marco Giallini intervenne placando il grasso attore ed acquistando lui stesso alcune rose. E’ vero quando dite che con le ragazze parlava ma con gli uomini era più restia, direi quasi timorosa. Pur mostrandosi nella povertà aveva uno sguardo fiero ed era sempre composta e pulita. Oltre a vendere fiori però era conosciuta come “La Maga Acciaccatrice”: si dilettava infatti a leggere il futuro ma solo alle persone che le piacevano e senza chiedere denaro. Quello che stupiva era l’inedita forma scelta per dare i vari responsi, chiedeva al predestinato di porgerle il piede sinistro sul quale saliva, si avete compreso bene, saliva, con l’intero suo peso stazionandoci almeno una decina di secondi ed iniziando a recitare formule in dialetto calabrese, friuliano e pugliese. Una volta scesa faceva estrarre il piede dalla scarpa e decifrava, grazie alla pressione esercitata, i vari rigonfiamenti riportati dalla consapevole “vittima”. Ebbene, e sono certa che farete fatica a credermi ma lei disse cose impossibili da indovinare tant’è che nel tempo pensai davvero ad una speciale signora del futuro tornata indietro per chissà quali motivi. Predisse a Raffaella Baracchi il matrimonio con Carmelo Bene ( “La tua vita Raffaella sarà all’insegna del Bene, del Bene…lei arrivò a pensare che si sarebbe fatta Suora ), a Riccardo Polizzi Carbonelli che avrebbe avuto “Un posto al sole fino alla fine dei suoi giorni” a Marco Giallini di non abbattersi fino ai cinquant’anni e che sarebbe diventato un volto di punta del cinema italiano, a Susanna Merlini di cambiare radicalmente mestiere, a Tatiana Dessì che un maiale le avrebbe cambiato la vita ( è la doppiatrice di Peppa Pig ), a Kim Rossi Stuart tutto quello che poi accadde….Anche a me Italia predisse di lasciare immediatamente il ragazzo con cui stavo fidanzata, sbagliando però perchè ora è mio marito ed abbiamo 3 figli bellissimi ed ogni volta che li guardo mi si gonfia il piede dal dolore rammentandomi quella previsione completamente errata. Ciao Italia, ovunque tu sia.

  5. Grazie comunque, a prescindere…
    Si và veloci, si corre, e raramente ci si riesce a guardare negli occhi per dare alla nostra vita un respiro diverso, più umano…
    quindi il solo soffermarsi a leggere, a pensare, a vivere di questo per un po’, non può far altro che bene all’animo…

    • Angelo, è così. E questo in fondo è il motivo del mio scrivere. Creare occasioni per l’anima. La mia e quella di chi legge. Grazie

  6. La ricordo perfettamente e spesso ne abbiamo parlato con amici nati e vissuti nel quartiere S EUSTACCHIO.,si raccontava fosse una nobile ….offriva le rose alla donne e diceva se non compera per te un fiore é un tirchio cambia cavaliere !

    !

    • E’ vero Anna. Questa cosa la diceva sempre. Se non compravi la rosa non andavi bene. E non era solo per il fatto di non avere le mille lire. Il rifiuto della rosa lo intendeva come dimostrazione della mancanza di galanteria. Cosa questa, per lei inaccettabile. Grazie.

  7. La ricordo benissimo, sempre con una rosa in mano (si diceva le prendesse al Verano). Era taciturna e scontrosa. Non rispondeva. Insieme alla rosa a volte so che c’era una poesia che regalava. Mi ha sempre colpito, la sentivo diversa, unica, misteriosa.
    Una sera, uscendo tardi dal mio ufficio, sicuramente dopo le 21, l’ho vista seduta su uno scalino, all’angolo del bar Sant’Eustachio, mentre contava i soldi. Mi sono fermata a guardarla, un po’ delusa, poi arrivò una Mercedes sulla quale salì. Fine della poesia.

    • Forse aveva fatto un accordo con un tale con mercedes affinché venisse a prenderla ogni sera..a Bologna dagli anni ’70 fino alla fine degli anni ’80 c’era la ”fatina dei fiori” che si vestiva con abiti dello stesso colore di originali mazzetti che lei stessa componeva e vendeva in strada e nei locali. La notte andava via in un’auto pubblica.

  8. Questa immagine della signora seduta sulla base di una colonna rappresenta per me, che proprio lì transito dalla nascita, un punto di riferimento essenziale ed evoca un ricordo indelebile: lei genius loci quasi quanto il Pantheon stesso. Ricordo che mi si avvicinò mentre sfogliavo libri di un’esposizione temporanea allestita nella Galleria Colonna (ora Sordi) e si mise a parlare rivelandosi sorprendentemente colta, come altre persone che han scelto una vita da homeless.

      • “genius loci”, ecco cosa (forse) era davvero! …Il che spiegherebbe anche le sue capacità predittive. E, Paola, chissà, forse – azzardo – “sapeva” che eri una persona testarda, e che il suo invito a lasciare il tuo fidanzato avrebbe sortito esattamente l’effetto opposto …avendo, lei, già chiaro che il vostro sarebbe stato un legame indistruttibile!🙂
        Mi piace pensarla così…

  9. E vero…. stava sempre li, aveva un piede malato e non voleva mai essere fotografata. Si dice che fosse una nobile e ricordo ancora quanti soldi tirava fuori da sotto la gonna! E ero che la veniva a prendere una Mercedes, a volte una limousine. Pare fosse il figlio che la riportava a casa…. ho giocato a pallone sotto le colonne del pantheon e in mezzo alla piazza per anni essendo nato piazza Capranica
    C era con lei un altro signore che le faceva compagnia, si chiamava Omar era turco ed ora so che è tornato a casa ed era molto amica di Barabba, un altro babbo e della zona molto conosciuto

  10. Salve, mi chiamo Gustav, ho 65 anni e sono l’ultimo figlio vivente della Signora Italia.
    Vi ringrazio molto di questo tributo, sono commosso. Mia mamma, che in realtà si chiamava Greta, ci ha lasciati nel 2010 a 94 anni. Non riusciva più a muoversi e un giorno, in mia assenza, ha preferito uccidersi. Mi spiace di aver letto cose relative ad una fantomatica mercedes. La gente purtroppo deve sempre trasudare cattiveria verso le persone che non possono più difendersi. Ero io con la mia 126 che andavo a prenderla ogni sera. Prendeva 220 mila lire di pensione e dei suoi figli io ero l’unico ad avere un lavoretto da 500 mila lire al mese. Credetemi se vi dico che avrei preferito averla in casa tutti i giorni al caldo piuttosto che accelerare il suo invecchiamento con ore e ore di vita di strada. Nessuno l’ha veramente mai aiutata, in quel luogo aveva avuto modo di conoscere tanta gente famosa che la voleva alle loro feste. Lei declinava sempre perché, mi diceva, “Io non sono il pagliaccio di nessuno”. Conosceva l’aridità di chi non ha mai fatto la fame e le tragedie che hanno travolto la sua vita forse hanno contribuito non poco a renderla un po’ sociopatica. Una cosa è certa, se rivolgeva parola a qualcuno è solo perché, come gli animali selvatici, era istintiva e amava fissare i turisti, immobile, con i suoi occhi di ghiaccio che sembravano perennemente domandarsi: “mbeh”? Mi fa piacere che Carmelo abbia svelato un lato nascosto di mia mamma. Era una donna di grande cultura e una grande scrittrice. Negli ultimi anni di vita si era dedicata alla sua autobiografia, ne aveva di cose da raccontare…. dalla prigionia a Buchenwald alla sua liason segreta, negli anni 50, con un noto politico della Democrazia Cristiana di allora, alla morte uno dopo l’altro dei suoi figli, all’improvvisa ricchezza negli anni 60 per una vincita alla lotteria alla truffa di cui fu vittima nel 78 e che la spinse sul lastrico. Purtroppo ha lasciato disposizioni di non pubblicarla e non sarò certo io a venire meno alla parola. Una donna con profonde convinzioni libertarie e liberiste che ha difeso con le unghie e con i denti la mia identità di lesbica prima e di transgender poi, in anni in cui la parola omosessuale e malato andavano a braccetto. Posso solo offrirvi uno spunto. Le nevrosi della vita contemporanea ci spingono a ignorare le persone che incrociamo, tendiamo a parlare degli altri per slogan senza sapere nulla degli eventi che li hanno segnati e arricchiti. Trovate il tempo di ascoltare sempre gli altri, spesso tra la folla si nascondono esseri che hanni vissuto vite straordinarie che non aspettano altro che raccontarle. Lei era uno di loro, ma no ha mai avuto nessuno, a parte Pierpaolo Pasolini, che le ispirasse abbastanza fiducia da spingerla ad aprirsi. Non lo dico perché era mia mamma, ma per quanto mi riguarda è stato un onore conoscerla perché, come le grandi eroine dei libri dell’800, ha vissuto una vita degna dei migliori romanzi letterari con dignità, forza e senza mai lamentarsi. Chi, tra di voi, ha avuto il privilegio di parlarci, sappia che è stato fortunato perché quella donna da giovane, ha contribuito a fare la storia di questo paese salvando la vita a persone che nel tempo avrebbero cambiato in meglio le vite dei vostri genitori e nonni. Non posso raccontare il perché di questa mia affermazione ma spero che un giorno, dopo la mia dipartita si faccia giustizia e le si rendano i giusti onori.

    Cordiali Saluti

    Gustav Golzi Morelembaum

      • Intanto grazie davvero della tua testimonianza preziosa. Parlavo spesso con tua mamma e ogni volta tornavo a casa con una rosa. Diciamo che quando passavo per il Pantheon mi fermavo da lei, dopo quell’incontro. Ti chiedevo del telefono, perché la sera che ho pubblicato l’articolo ho ricevuto la telefonata di una persona che diceva di essere cresciuta con lei, che aveva tantissime sue fotografie e tante altre cose. Mi hanno fatto molto felice le tue parole. Sono d’accordo con te. Spesso guardiamo intorno a noi, ci riempiamo di immagini gli occhi, ma non vediamo. Per vedere non bastano gli occhi, serve l’anima. (P.S. se ti fa piacere parlarmi di Greta e se mi ritieni un valido interlocutore, mandami una mail a ca.albanese@tiscali.it Per ora sono contento che un piccolo ricamo della più ampia storia di tua mamma, sia stato letto da cinquantamila persone, praticamente in tutti i Paesi del mondo. Se lo merita). Un abbraccio a te

    • Grazie di cuore al figlio di Greta, Gustav, grazie a Carmelo Albanese per avermi offerto l’opportunità di conoscere questa storia. Amadou Ampate ba diceva che quando un uomo muore, brucia un’intera biblioteca..e mi spiace poter leggere altri stralci dellla grande opera di Greta. Consiglio a Gustav di andare a visitare l’archivio di Pieve San Stefano perché lì ci sono memorie ‘blindate’ e volontà rispettate di quanti le hanno depositate. Carmelo Albanese, se vuoi posso aiutarvi perché un tesoro così importante non vada perduto…. Puoi rivolgerti a Loretta Veri della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale onlus , è una persona di cui poteter avere tutta la fiducia possibile. Un abbraccio carissimo, Ginetta Maria Fino

    • Grazie Gustav per questa bellissima testimonianza.
      Ho parlato molte volte con tua mamma e il suo sguardo intenso trasudava esperienza e testimonianza. Si aveva come l’impressione che lei sapesse cose inenarrabili impossibili da raccontare a noi mortali. Spero non abbia sofferto troppo nella fase finale della sua vita.

  11. Me la ricordo bene, sempre intenta a sistemare le sue rose, 40 anni fa non c’era l’inflazione di venditori di rose come adesso. Grazie a Carmelo per questo ricordo che ne fa affiorare nella mente tanti altri.
    Ricordo lche era molto schiva e taciturna, ma se prendevi una rosa un sorriso te lo dava.

  12. anche io nei primi anni 70 la incontravo sempre a piazza navona o al pantheon…amavo questo suo modo vero a volte brusco di rispondere alle persone…si aveva uno sguardo che sapeva guardare dentro. Poi l’ho rivista un po’ di anni fa…era completamente ripiegata su se stessa e aveva però sempre le sue rose…e poi non più..lho immaginato che forse aveva finito la sua vita.. è rimasta nel mio cuore dolcezza e dignità. Grazie anche atutti coloro che hanno scritto di lei e svelato qualcosa della sua bellezza.

  13. Grazie Carmelo per aver condiviso questa storia, un’autentica poesia. Grazie a te, Gustav. Le tue parole trasudano amore per tua madre. È bello sentire con quanta dignità e rispetto la ricordi e ne parli. Io ho amato moltissimo mia madre, negli ultimi anni della sua vita aveva perso i suoi ricordi…e infine non sentii più neanche la sua voce…ma i suoi occhi …colmi d’amore continuavano a seguirmi …Grazie davvero! Via auguro ogni bene.

  14. Grazie,grazie anche da parte mia per avermi riportato indietro in quella Roma,ad un tempo che non c’è più e che non tornerà……. mi sono rivisto in giro per san lorenzo poco meno che ventenne ( dove Garibaldi suonava spesso la sua tromba intonando spesso bandiera rossa) ,per piazza Navona, con gli amici di allora,respirando l’aria bella di quegli anni……e non ho potuto fare a meno di versare delle lacrime.

  15. La ricordo benissimo e ricordo bene anche Garibaldi…un mondo lontano….romantico…pieno di sogni e speranze…..un altro mondo che comunque non rimpiango ma che mi riempie il cuori quando lo ricordo.

  16. Grazie….difficile trovare parole che esprimano la mia commozione…Sono cresciuta a P.zza Navona…i sampietrini, i gradini, le fontanelle…e personaggi che diventano parte del quadro..parenti come in una grande famiglia. Me la ricordo bene…il mio quotidiano di bambina che scopre il mondo…c’è anche lei..e Garibaldi…e le fusaie, le noccioline, la lentezza di un Centro scomparso purtroppo oggi. Indelebile e dolce come Lei ne sono certa…Grazie di questi ricordi a tutti.

  17. Che emozione leggere tutti questi ricordi, chiudendo gli occhi mi è sembrato di vivere questa antica Roma, di sentire gli antichi rumori e di cooscere questa donna fantastica, che un pò mi ricorda la nonnina che dava da magiare ai piccioni su Mary Poppins…..grazie a tutti per averci donato questi minuti di lettura, che ci ha arricchiti l’anima!

  18. L’ha ribloggato su Storie di Lilithe ha commentato:
    Questa storia è davvero incredibile e non posso non condividerla. Grazie a Carmelo Albanese.
    Consiglio anche la lettura dei commenti: una storia che esce dalle pagine e dallo schermo e che continua…

  19. Pingback: “Pasolini’s girlfriend” and a poem in the shape of a rose | Cantele USA

  20. Gustav che non ha un celluare ma vive su “Gravatar” (la iattaforma per gestire le molte identita’ on line)… mah…. sa tanto di trollaggio… La signora invece la ricordo bene all’uscita di scuola e, da tanti anni lontana dall’Italia per lavoro, vorrei ringraziare con tutto il cuore Albanese per questo bellissimo ricordo! xxx

      • Lei è una persona gretta e mediocre che evidentemente non può fare a meno di categorizzare le persone e raccontare fandonie. Ho le mie ragioni se non amo i cellulari. Sarò libero di assecondare i miei desideri senza che una sgallettata venga a giudicare le mie scelte in maniera superficiale? Si faccia una vita e si astenga dal parlare di mia madre che se fosse ancora qui l’avrebbe certamente presa a calci nel culo.

        Gustav Golzi Morelembaum

  21. , peccato , non ho avuto la sorte di conoscere questa Signora e me ne dispiaccio ….
    però oggi Lei mi ha fatto conoscere qualcosa di più su Pasolini ;
    Pier Paolo ha tanta ragione , se solo regalassimo un pizzico di bene ogni tanto forse il mondo sarebbe molto migliore .

  22. Grazie – devo veramente ringraziarvi di avermi donato momenti di amore e di vita vera – mi vergogno di dirvi che ho pianto e sto piangendo . . .

  23. Pingback: La fidanzata di Pasolini, la venditrice di rose che amava la poesia - NewsGO

  24. Ricordo lei, ricordo i suoi occhi meravigliosi e il suo sorriso. Per poche lire mi dava sempre tante rose meravigliose con il gambo corto corto che lei, diligentemente, incartava con la stagnola. Erano gli anni settanta. Garibaldi e la sua tromba erano una costante delle serate in pizzeria a S. Lorenzo. Anni indimenticabili e persone che mi sono rimaste nell’anima.

  25. Me la ricordo perfettamente negli anni ’70 quando la si incontrava sempre tra Piazza Navona ed il Pantheon. Una figura di donna alta anche se ricurva con un viso che doveva essere stato bello. Era un personaggio che faceva parte della Roma di allora.

  26. racconto estasiante interessante a cui io credo. parole a parte per il figlio della signora che dapprima sfoggia un eloquio forbito e belle parole per la madre e l invito a guardarsi intorno senza giudicare e poi alla prima critica sfodera un bel va fan c… di turno…..qualcosa non torna, se uno ha l animo sensibile e allenato dovrebbe essere scevro da queste banalità della vita e accettare se qualche dubbio voglia essere palesato. in ogni caso figura perfetta credo per imbastirci su una sceneggiatura.

  27. ..ho letto d’un fiato tutto…
    Meravigliosa testimonianza di un DONNA che non c’e’ piu’, ma ha lasciato una traccia ..e che traccia!!!
    ..buon 8 Marzo a tutti..
    Uomini e donne a cui questo mondo non regala nulla..
    ..ma l’amore unisce, nel rispetto reciproco!

  28. La conoscevo. Grazie per avermela fatta ricordare. È stata una persona importante per me. La incontravo spesso negli anni ’70. Allora non era piccola, come la descrivi tu. Le rose costavano solo 500 Lire, quando non era lei che te le regalava. Erano sguardi, poche parole ed emozioni. Ci siamo aiutati a vicenda così. Si vociferava allora di una figlia, per la quale lei vendeva rose, per mantenerla all’Università. Grazie ancora.

  29. Sembra una favola! Ed è una storia bellissima. Forse, l’ho conosciuta anch’io: vendeva rose e faceva la “gattara” ai gatti di Largo Argentina (anni 1958 – 1965).

    • Una delle tante favole che stanno dietro, accanto, sopra o sotto, ognuno dei fatti che siamo soliti liquidare con il termine: “realtà”.

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