Vacanze romane


Due del pomeriggio. L’ombrellone a fianco. Due coppie. I due uomini sulle sdraiette. Uno completamente tatuato. L’altro no. Le consorti a prendere il sole sull’asciugamano. Sulla schiena di ognuna delle due sono stampati i tatuaggi che non trovavano più spazio sul corpo dell’uomo. Uno dei due compagni-mariti legge il giornale. A occhio e croce è l’intellettuale del gruppo. L’altro prova ad usare l’iphone, o qualche altra diavoleria del genere. Ci prova smadonnando.
<<Ammazza che caldo. Nun lo reggo più>>, sbotta quello tecnologico in un romano esagerato.
<<Avevano detto che arivava Beatrice, ma nun me pare proprio>>, risponde l’intellettuale, in un romano portato con meno disinvoltura.
<<Ma tu ancora te lo leggi er giornale? Avoja a aspettà Beatrice. Hai visto quanto l’ha aspettata Dante?>>, dice il tecnologico rivelando un bagaglio culturale inaspettato.
<<Io leggo er giornale perchè lo capisco nun so mica come te che so du giorni che litighi co st’aggeggio che te sei comprato>>
<<C’hai ragione, mo lo butto. Aò qui se bolle nun gliela faccio più. Ma come fanno ste due – si rivolge alle rispettive consorti – a prenne er sole tutto er giorno lo sanno solo loro. Insomma che dice sto giornale?>>
<<Dice c’hanno freddato uno sulla spiaggia de Terracina>>
<<Beato lui. Qui invece se cocemo>>

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