La farfallina


Domenica. Gran fermento nella comitiva del vikingo. Tutti i suoi amici erano venuti a trovarlo in spiaggia per quella che si annunciava come la grande festa di commiato da questa prima fase di vacanza. Già perchè il vikingo è sempre in vacanza. Ha in serbo una vacanza e una comitiva per ogni latitudine. Quando il sole si sposta a Sud, la comitiva del vikingo si sposta a Sud. E così via per tutti i punti cardinali. In spiaggia i numerosi posti al sole su asciugamani e lettini messi a disposizione dal vikingo erano tutti esauriti. A me sembravano tutti esauriti anche gli amici del vikingo, ma questo è un altro discorso. A quanto pare però l’ospite più atteso non era ancora arrivato. Axel, la modella algerina. Tutti aspettavano lei e le sue amiche. Tanto gli uomini quanto le donne. Senza di lei la grande cena a base di pesce a casa del vikingo con festa dionisiaca finale non sarebbe potuta iniziare. Pregustando le orate alla brace mi sono messo anch’io ad aspettare questa specie di mito di cui tutti e tutte parlavano. La modella col nome di un detersivo: Axel. Immaginando la confusione che ci sarebbe stata nell’abitazione durante le danze, mi ero anche fatto un giro nella casa, lasciando oggetti personali nell’angolo con maggiore illuminazione. Come a segnalare alla truppa che io mi sarei messo lì per tutta la durata della festa. Qualsiasi piega avesse preso. Le situazioni di mescolamento generale di carne umana mi appassionano solo se riesco sempre ad avere una chiara misura della carne che si mescolerà alla mia. La libertà di costumi mi affascina, ma meglio fare attenzione. Non si sa mai. Poi lì di costumi ce n’erano veramente pochi. Ancora chiacchiere in libertà poi arriva deciso il tramonto. Puntuale, con le luci rossastre del sole che se ne va, ecco che arriva lei, l’algerina mitica che tutti aspettavano. Con due sue amiche. Quella parte di me che riteneva esagerati i tanti racconti mitologici su di lei dovette ricredersi in un istante. Tre sculture in ebano. Axel aveva la pelle di un nero un po’ più intenso. Le due sue amiche ai lati sfumavano nel mulatto. Per il resto erano identiche. Difficile distinguerle. Arrivavano da Ovest coprendo in parte il tramonto del sole, quasi a voler suscitare il dubbio su quale dei due spettacoli fosse migliore. Immediatamente cominciò a sentirsi il profumo del pesce alla brace e partì una musica di sottofondo. Nemmeno le cerimonie di inaugurazione dei giochi olimpici hanno il tempismo delle feste del vikingo.
“Ciao Axel, vi aspettavamo”. Il saluto iniziale spetta al cerimoniere.
“Ciao Renato che carino che sei”, risponde Axel in un italiano migliore del mio.
Il vikingo si chiama Renato. Questo non lo avevo detto. Strano per un vikingo, ma tant’è.
“Mica dovrò ballare nuda come l’hanno scorso?” dice lei ridendo e suscitando un vocio generale che presto si confonde con la musica di sottofondo.
“E che volete cambiare abitudini proprio quest’anno che sono arrivato io?”, dico per farmi notare.
Qualcuno accenna un sorriso. Dopo qualche parola di circostanza le altre donne della comitiva si avviano verso casa. Come a sottolineare che non ci stanno a questa perdita di attenzione nei loro confronti. Insieme a loro vanno via gli uomini più refrattari alla bellezza femminile. Prendo nota di ognuno di loro. Potrebbe tornare utile durante la festa. Di solito, per indole, in casi del genere, subito cerco di rivolgere il mio interesse al gruppo femminile che si sente defraudato dell’attenzione. Sono le situazioni in cui il margine di successo è più alto. Stavolta però non accade. Mi intrattengo ancora con Renato, il suo fedelissimo e le tre appena arrivate. Parlano tra di loro. Si raccontano. Io rimango in silenzio. Alterno lo sguardo tra le tre donne e il tramonto. Gli altri già iniziano una specie di festa, di rito. L’odore del pesce rivela l’avvenuta cottura e la musica viene lentamente sostituita, da chitarre e voci umane.
“Tu che fai nella vita?”, mi chiede ad un certo punto Axel.
“Guardo le donne nude che ballano”, rispondo senza battere ciglio.
Lei sorride. La più bianca delle tre ha una farfallina tatuata quasi sull’inguine. Si chiama Fatima. Appena la guardo il fedelissimo del vikingo le fa una battuta.
“Che carina la farfallina. Non hai paura che voli?”
“E perchè dovrebbe? – aggiungo io – si è scelta il posto migliore”
“Che carino non me l’ha mai detto nessuno”, mi dice Fatima come scegliendomi per il seguito della festa. Per un po’ ci scambiamo sguardi, mentre gli altri parlano ancora.
“Comunque, a proposito di posticini migliori, per la festa ne ho scelto uno vicino alla luce. Non si sa mai”
“E allora andiamo altrimenti finisce tutto il pesce”.
“No ce n’è uno per ciascuno su queste cose Renato non scherza”
“Vabbè andiamo lo stesso”, mi fa tirandomi su dall’asciugamano”.
La festa è molto bella. La passo quasi tutta con Fatima. Anche se al secondo bicchiere di vino e passate le tre di notte non so ben dire quanto sia stato esattamente il tempo della veglia e quanto quello del sonno. Né so dire con esattezza come siano andate le cose con Fatima.
“Il bagno, andiamo a fare il bagno”, urla un pazzo dei tanti della comitiva svegliando tutti.
Lei mi trascina di nuovo verso il mare per fare il bagno. Luna non piena, ma luminosa. Acqua caldissima. Davvero molto bello. A occhio e croce nessuno ha il costume. Quando usciamo ne ho la conferma guardando Fatima e cercando la farfallina. Che non vedo più. Per sdrammatizzare l’emozione rifaccio la battuta.
“La tua farfallina tatuata deve essere una falena perchè non c’è più. E’ volata”
“Ma la farfallina ce l’ha Fatima, io sono Axel”
Che belle le feste del vikingo.

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