Il debito, il credito e mio zio salumiere


(l’opinione)

Che l’economia degli Stati moderni sia davvero difficile da interpretare è cosa evidente. I livelli di astrazione dello scmbio dei titoli in borsa, che pure regolano l’andamento e la sopravvivenza economica delle nostre società, sono leggibili solo per una cerchia ristretta di ipercompetenti. “Inside trading”, “Pil”, “Mib”, sono parole che stanno a coda di ogni telegiornale, ma che per sfortuna o forse salvezza, di ciascuno di noi, meriterebbero anni di studio alla “Bocconi” per essere apprezzate a pieno come notizie.

E dire che in qualsiasi comunità indigena, di quelle studiate dagli etnologi nell’ottocento, ogni abitante di qualsiasi villaggio, sapeva dare con discreta esattezza indicazioni su come il suo villaggio fosse regolato economicamente. Sapeva come si produceva il sostentamento della comunità; chi era deputato a farlo; quanto, come e dove lo faceva. Sapeva un pò tutto sul funzionamento della propria comunità, a cominciare dal piano economico. Nil alienum per gli indigeni. Ma veniamo a noi. Tra le notizie economiche che ci vengono ripetute ossessivamente c’è quella riferita al debito pubblico del nostro Stato. L’Italia ha un enorme debito pubblico., come del resto tutti gli altri Paesi europei. Persino gli USA, che nell’immaginazione collettivaa rappresentano il Paese più ricco del mondo, hanno un enorme debito pubblico. Non quantificabile è il debito di tutti i Paesi in via di sviluppo. Quelli per i quali Bono Vox, cantante degli U2, Jovannotti e tanti altri, chiedono da sempre l’azzeramento nelle loro canzoni. “Azzera il debito” è il loro grido rivolto ai capi di Stato dei Paesi occidentali. Lo urlano proprio a quei capi di Stato che ogni anno si dannano con leggi finanziarie sempre più frequenti, per colmare il proprio debito.

Ancor prima di scomodare l’economia degli Stati, si può avere una misura di questo strano debito mondiale che affligge un pò tutti, scendendo a livelli più elementari e arrivando a parlare di cose più semplici. Ad esempio il calcio. Dopo la vittoria ai mondiali, si diceva che tale vittoria corrispondesse ad un punto e mezzo di Pil, di prodotto interno lordo. Ad un guadagno supposto, ma terribilmente concreto per le casse del nostro Stato, di miliardi di euro in moneta. Eppure quasi tutte le società di calcio, lo dimostrano le indagini della magistratura, sono in debito o con le banche o con il fisco. Anche loro in debito. Un debito così particolare che produce ricchezza. Secondo bilanciamenti economici così virtuali e così arditi, che non oso immaginare l’algoritmo matematico che li verifica. Ma volendo scendere ancora più in basso, si arriva alle famiglie. Quale famiglia non ha contratto un debito con una banca? Anzi, è possibile affermare che in ogni Paese, più del 50 % delle famiglie o dei singoli è in una condizione debitoria verso qualcuno, all’interno di uno Stato che è a propria volta in debito verso qualcun altro. In America, Noam Chomsky, non l’ultimo degli intellettuali, ma uno tra i più quotati, a detta più o meno unanime, arriva in uno dei suoi ultimi libri “Il bene comune”, a proporre la contrazione di un debito da parte del singolo, come unica d’uscita per risollevare l’economia mondiale. E’ un consiglio che lo strutturalista americano dà praticamente ad ogni cittadino ispirandosi all’esempio degli Stati Uniti d’America. Per avvalorare il suo consgilio fa notare come gli USA siano la prima potenza economica mondiale pur avendo un debito pubblico spropositato. Il paradosso inspiegabile, viene così proposto come la via d’uscita da seguire dal più logico tra i “logici” di professione che esistono in giro. E’ a questo punto che il mio pensiero corre spontaneo a quell’abitante del villaggio indios. Così come ad un mio zio salumiere. Quasi a voler inseguire un bisogno primordiale di semplicità. La voglia di capire come possa esistere un mondo dove tutti sono debitori verso qualcuno senza che esista il creditore. Un principio elementare che nessuna ardita dimostrazione matematica potrà mai smentire è che, come sapeva bene l’indios del villaggio e mio zio salumiere, la dove esiste un debito, esiste anche un credito. Per ogni debitore c’è un creditore. Lo dice la parola stessa.

Ora la cosa che il sottoscritto, l’indios e mio zio vorremmo sapere dalle notizie dei telegiornali è semplice: dove si trova il creditore degli Stati Uniti d’America? Dove la banca o l’azienda o magari chissà, qualche panciuto personaggio goldoniano, che è creditore del mondo? Altro che Osama Bin Laden, giornalisti e militari di tutto il pianeta, cercate piuttosto i creditori del mondo. Sul loro nome e indirizzo vorremmo essere informati prima di ogni altra notizia. Parlateci solo di loro.

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